Stromae: quello che non ti aspetti

La novità all’inizio può essere accolta con diffidenza. Anzi, lo è quasi sempre. Ed è bello scoprire come una mente vivace e creativa come quella di un giovane musicista si sia aperta ad una strana novità.

Oggi per “Music in Context” parliamo di Stromae e di come il suo exploit sia stato possibile in questo mondo in cui i nuovi mezzi di comunicazione e diffusione culturale stanno cambiando profondamente le regole del gioco.

Un altro esempio di come il cambiamento sia sempre fonte di ispirazione creativa, sotto tutti i punti di vista.
Una lettura davvero piacevole e stimolante.

Lucia Corona Piu

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Stromae: quello che non ti aspetti
di Pietro Pizzoli

Il ruolo dell’artista cantante negli ultimi anni è in continuo sviluppo. Due dei fattori che hanno più inciso su questa categoria, a volte in maniera positiva, altre volte in maniera negativa, sono stati internet e i talent show.

Questi due mondi hanno cambiato la maniera in cui un cantante si afferma e comincia la sua crescita. Entrambi gli strumenti hanno ampliato molto il bacino d’utenza raggiungibile e hanno entrambi il concetto del giudizio ben impresso nei loro meccanismi. Internet e i social network in particolare sono una miniera di ‘giudizi’.

Una volta per tarare la grandezza di un artista ci si basava sul numero di copie di dischi venduti, oggi si dà più peso alle visualizzazioni, al numero di ‘mi piace’, al livello di visibilità e di immagine che raggiunge un artista per determinare il suo blasone. Ovviamente il più delle volte il talento e l’originalità sono la base di questi risultati, ma incidono parecchio anche la questione soggettiva e il fattore televisivo.

Il meccanismo di giudizio dei talent show è facilmente conosciuto e non voglio nemmeno soffermarmici sopra, anche se non comprendo come un artista possa essere giudicato tramite una piccola esibizione  in cui il più delle volte canta una canzone di un altro artista. È chiaro che da questa breve esibizione si giudica se l’artista canta bene o male, e dunque se ha potenzialità o meno. Ma mi sembra che il mondo sia pieno di bravi cantanti, tecnicamente parlando, qualcuno più preparato e qualcuno meno. La discriminante tra un artista e l’altro per quanto mi riguarda è il messaggio che porta, ma soprattutto lo stile con cui lo presenta, l’innovazione che esso comporta.

Mi immagino Stromae che si presenta ad un provino di X Factor (consideriamolo per un attimo italiano). Probabilmente con la sua genialità saprebbe inventare qualcosa e impressionare anche in pochi minuti gli eventuali giurati (ad esempio Fedez, pochi anni di carriera alle spalle e già la possibilità di incidere su quelle di altri).

Ma dietro ad un artista cosa c’è, solo il saper cantare? Io dico no.

Ecco appunto, Stromae. Ricordo perfettamente la prima volta che l’ho ascoltato su consiglio di un mio amico. Quel tipo di suoni, la lingua francese, un mondo totalmente differente e distante rispetto al tipo di musica che ero abituato ad ascoltare. Mah…

Poi mi è capitato di vedere la sua esibizione a Sanremo. Folgorante. Si finge ubriaco e interpreta Formidable in maniera incredibile, incisiva, straripante. Da lì ho cominciato a capire che dietro a quell’artista non c’è un semplice cantante, ma un ballerino, uno stilista, un interprete (dal punto di vista teatrale) e un ottimo compositore, tutto condensato in una mente secondo me geniale. È capace di adattarsi a diverse situazioni, dalla canzone drammatica alla canzone dalla tematica leggera, quasi satirica.

Ricollegandomi al discorso iniziale, penso ai video e alle performance live che si trovano online che secondo me determinano la grandezza di Stromae, e la sua capacità di canalizzare il proprio talento sfruttando tutte le strade possibili.

Dopo una serie di collaborazioni soprattutto nel mondo del rap, Stromae sale alla ribalta con due album da solista. Dal primo, dal titolo Cheese, uscito nel 2010, viene estrapolato il singolo Alors on Danse, che diventa un successo planetario. Ma è soprattutto il secondo album, Racing Carree, a far fare il salto di qualità a Stromae facendolo conoscere al grandissimo pubblico.

Stromae ha sfruttato al meglio YouTube proponendo una serie di minivideo chiamati “Le lezioni di Stromae”, in cui spiega come costruisce i suoi brani (in genere uno per lezione). I video hanno dei numeri importanti. La lezione 24, in cui spiega come ha costruito il suo successo più importante, ovvero Tous les Mêmes, è ambientato a Venezia e ha racimolato 11 milioni di visualizzazioni. E non stiamo parlando del videoclip ufficiale. Quello ne ha raccolte circa 63 milioni, ad oggi.

Tutto ciò perché la dimensione multimediale di Stromae è imponente. I video sono spettacolari e molto coinvolgenti, oltre che molto collegati al tema del pezzo. Ad esempio nel video appena citato, quello di Tous les Mêmes, Stromae utilizza una parrucca che è costruita in modo che da un profilo sia un’acconciatura femminile, mentre dall’altro profilo sia un’acconciatura maschile. Il pezzo parla del rapporto tra uomo e donna, spesso conflittuale, e nel video appunto gioca tra un profilo e l’altro per rappresentare i due mondi. Nei live Stromae utilizza la medesima parrucca e lo stesso escamotage che utilizza nei video, con una grandissima presenza scenica. A volte esegue il brano a cappella con i musicisti a 5 voci, dimostrando (lui e la band) un’ottima preparazione musicale.

Gli altri due singoli e video non sono da meno. Papaoutai e Formidable hanno rispettivamente raccolto 210 e 98 milioni di visualizzazioni. Invito a guardarli senza tanto star qui a spiegarli. I numeri così elevati non sono casuali; sono convinto che se avesse girato dei video banali non avrebbe suscitato tanto interesse.

Un artista mai banale, un grande interprete (in senso teatrale) che riesce in ogni live a creare un’atmosfera particolare. L’ingresso ai NRJ Music Awards 2013 è difficilmente ripetibile (anche in questo caso invito ad andare a vedere il filmato).

Stromae in Italia ha raggiunto un primato: il 6 marzo 2014 si è piazzato al primo posto della classifica FIMI degli album più venduti in Italia. È il primo album in lingua francese a riuscirci, ovvero una lingua che in Italia non è mai stata fortunata. Il personaggio evidentemente ha inciso tantissimo sul risultato.