Guerrilla Gig, i concerti D.I.Y.

Esibirsi in una gig di successo è il sogno di ogni (giovane) musicista. Con questo brillante articolo di Cesare Cognini proviamo a capire una modalità creativa e innovativa per farlo, grazie ai concerti ‘fai-da-te’.

Quella che segue è una scrittura piacevole e ricca di informazioni, quindi non mi dilungo e vi invito a leggerla!

Lucia Corona Piu


Guerrilla Gig, i concerti D.I.Y
di Cesare Cognini

 

Un guerrilla gig (concerto di guerriglia) è un tipo di concerto eseguito in un contesto non tradizionale o arrangiato in modo insolito. Si associò al punk rock e alle noise rock band del Regno Unito e degli Stati Uniti durante la prima metà degli anni 2000.

Ci sono due elementi principali che caratterizzano un guerriglia gig. Il primo è quando una band o artista si esibisce in un luogo inaspettato, a volte non annunciato, non progettato per ospitare musica dal vivo, come un autobus o un treno della metropolitana, un parcheggio o un edificio, un po’ come un flash mob. Il secondo riguarda la loro organizzazione, molto rapida e senza i tipici processi di pubblicità o vendita anticipata di biglietti. Di solito vengono annunciati tramite bacheche internet, nonché tramite messaggi di testo e talvolta volantini dell’ultimo minuto.

Si pensa che siano stati i Jefferson Airplane ad ‘inventare’ la tendenza nel 1968, quando apparvero sul tetto di un hotel a Manhattan nel bel mezzo di una giornata lavorativa. Mentre stavano girando un film, peraltro mai uscito sugli schermi, il gruppo rock americano è riuscito a completare una canzone, prima di essere interrotto dalla polizia con minacce di arresto.

L’anno seguente, nel 1969, i Beatles eseguirono dalla cima degli Apple Studios di Savile Row a Londra il concerto sul tetto più famoso della storia. Senza nessun preavviso, John, Paul, Ringo e George sorpresero i passanti con nuove canzoni promuovendo il loro album inedito Let It Be, non ancora uscito. Anche loro subirono l’allontanamento da parte delle forze dell’ordine, a causa di lamentele…

Mentre i Jefferson Airplane e i Beatles hanno aperto la strada a questa rivoluzionaria tendenza, sono stati i Libertines a far diventare i concerti di guerriglia una consuetudine e a farli entrare nel nostro vocabolario. Sono stati i primi a saper sfruttare la rete: usavano internet per creare un notevole interesse nei loro concerti a sorpresa nei primi anni 2000. Gli eventi venivano annunciati poche ore prima dello spettacolo, usando istruzioni criptiche, che i fan dovevano decifrare per trovare il luogo d’incontro, che poteva essere un appartamento, un soggiorno o un seminterrato.

Da quel momento in poi questi show segreti hanno iniziato a spuntare nelle stazioni della metropolitana, nei campus universitari e nelle stanze sul retro delle sale da concerto. Tutti, dai superfamosi agli emergenti, erano incitati ad abbracciare una cultura DIY, ovvero del fai-da-te.

Nel 2007 il duo di Detroit The White Stripes si è conquistato la sovranità guerrigliera, imperniando il proprio tour canadese su una serie di spettacoli a sorpresa, esibendosi su un autobus pubblico, in un’armeria, su un rimorchiatore, in una sala da biliardo, su una pista da bowling e in altri posti strambi.

La musica DIY, ossia la musica ‘fai da te’, ha le sue origini nella scena punk-rock degli anni ’70. Si è sviluppata come alternativa  all’industria musicale tradizionale. Nel 2014, parlando degli anni ’80 e ’90, il musicista e produttore Steve Albini raccontò delle difficoltà di registrare e suonare alla radio: “Queste band indipendenti dovevano essere intraprendenti: costruire la propria infrastruttura di club autonomi, promotori, fan e DJ”. E vede la cultura di Internet come una continuazione di questa scena: ”Avevano i loro canali di promozione, incluso Internet, così diffuso oggi, ma allora solo agli esordi”.

Le band musicali fai-da-te fanno tutto da sole o con collaboratori indipendenti, dalla produzione di album al marketing e alla comunicazione. Questa scelta riflette principalmente la necessità di enfatizzare la propria indipendenza dalle grandi case discografiche e dall’industria musicale in generale.

I progressi tecnologici e la riduzione dei costi hanno reso progressivamente più facile per le band essere indipendenti. L’industria elettronica del mercato di massa ha portato la registrazione e la produzione musicale più vicina al consumatore. Controllando l’intera catena di produzione e distribuzione, le band musicali fai-da-te possono sviluppare un rapporto più stretto tra artisti e fan. L’etica del fai-da-te dà il controllo totale sul prodotto finale senza bisogno di scendere a compromessi con le etichette discografiche.

Questa opposizione tra il fai-da-te e l’industria musicale ha generato dibattiti furiosi tra i due campi: le major sostengono che le etichette discografiche hanno ancora un ruolo cruciale nella produzione di musica registrata, mentre gli artisti famosi (Radiohead e Nine Inch Nails, per esempio) difendono il modello di autoproduzione.

Proprio il frontman dei Radiohead, Thom York, ha regalato ad una manciata di persone la migliore sorpresa della loro vita al festival di musica Leopallooza della Cornovaglia, esibendosi su un piccolo palco nel backstage con un set esclusivo e non annunciato insieme a DJ Samo. “Thom è un buon amico del festival e comprende l’ethos del fai-da-te di questo evento indipendente”, ha detto alla webzine Pitchfork l’organizzatore del festival Cai Waggett. “La sua apparizione è stata intenzionalmente tenuta in silenzio fino a molto vicino alla performance, in modo da non oscurare qualsiasi altra cosa accadesse in quel momento”. Solo circa 30 persone erano presenti a questo concerto segreto. “È probabilmente l’artista più influente degli ultimi dieci anni e qui si prepara a suonare per una mezza dozzina di hippy ubriachi”, è stata l’affermazione di uno dei presenti.

Al giorno d’oggi i guerrilla gig trovano il modo di esprimersi attraverso i secret show, dei concerti organizzati spesso nella sale prove da gruppi che invitano come ospiti altri gruppi, magari nei day off dei tour. Sono organizzatori DIY che si fanno carico dei concerti e li mettono in piedi dove possono, divulgandoli principalmente tramite Facebook, visto che ormai, in fondo, non è più il palco che rende un concerto tale.