Una guida ad uno degli album più influenti del rock
(che probabilmente non hai mai ascoltato
)

Siamo a Manchester nel 1979, per la Factory Records esce l’album Unknown Pleasures, esordio assoluto per i Joy Division. Una band che si è già fatta notare nel panorama nazionale (soprattutto grazie al suo istrionico frontman Ian Curtis), ma non è ancora conosciuta fuori dall’Inghilterra.
Nell’ottobre 1979 i Joy Division partono per un tour della Gran Bretagna allo scopo di promuovere l’album, supportando i Buzzcocks. Subito dopo suonano in Olanda, Germania e Belgio.
La loro fama aumenta a dismisura, tanto che Unknown Pleasures vende in breve tempo tutte le 10.000 copie stampate dalla piccola etichetta indipendente, e altre 10.000 copie nel giro di sei mesi.
Jon Savage, il famoso giornalista del punk e successivamente autore del film documentario Joy Division, definisce l’album come “Uno dei migliori EP di debutto dell’anno”.
Nessuno in quel momento si rende conto che l’album appena pubblicato sarà considerato una pietra miliare, segnando il passaggio dagli anni ’70 agli anni ’80.
I temi trattati in questo album sono oscurità, tristezza, disperazione.

Ian Curtis, autore dei testi e cantante, è un’anima tormentata e instabile, con il fantasma dell’epilessia che lo segue come un’ombra. Tanto che alla vigilia del primo tour americano si toglierà la vita, a soli 23 anni (il 18 maggio 1980). Il secondo album Closer, già registrato, viene pubblicato due mesi esatti dopo la morte del frontman. Il giorno seguente la band si scioglie, ed è destinata ad entrare nella leggenda con una parabola fulminea.
Ma andiamo a capire, se fosse anche solo in parte possibile, cosa ha portato Curtis e i Joy Division a trattare questi temi, e infine a spingersi così in là nella strada della disperazione.

A cavallo tra gli anni ’70 e gli anni ’80, la Gran Bretagna vive un momento difficile, di post-industrializzazione. Il settore manifatturiero si trova in crisi; in una città fondata sul tessile come Manchester, questa crisi crea non poche difficoltà.
Il centro di Manchester inizia a spopolarsi progressivamente, a favore di nuovi quartieri periferici che si allargano a macchia d’olio in un processo di sub-urbanizzazione. La disoccupazione e l’inflazione aumentano, e in queste periferie a minore densità abitativa si creano forme di esclusione sociale e di criminalità.
In una situazione così difficile c’è però un risvolto positivo: nel centro città c’è una grande quantità di edifici vuoti con affitti via via più accessibili, che offrono un’opportunità alla nascita di club e studi di registrazione. I giovani abitanti di queste zone hanno la necessità di sentirsi parte di qualcosa, e i club di musica dal vivo diventano un ritrovo e un porto sicuro.
Intorno al 1972 Ian Curtis inizia a frequentare questi club, che seppur poveri di storia hanno nomi importanti in cartellone. Per esempio David Bowie, Iggy Pop, Lou Reed.
In questo momento, a 16 anni, Ian commette tutte le ragazzate possibili, ossessionato dai suoi idoli. Nell’ambito di un programma scolastico di assistenza sociale Ian e i suoi compagni visitano gli anziani della città, attività che diventa subito un pretesto per privarli di tutti i medicinali, per poi sniffarli o ingerirli, tanto che Ian si procura un’overdose di Largactil.

Nel 1976 vengono in città i Sex Pistols. In quel momento, folgorato dalla loro energia, decide che è ora di creare qualcosa di suo. Si propone come cantante ad un gruppo formato da tre ex compagni di scuola. Ed è l’inizio di una storia tanto bella quanto drammatica.
I Joy Division, inizialmente chiamati Warsaw, iniziano ad esibirsi nei locali della Manchester giovanile (l’Electric Circus, il Rafters, il Band on the Wall).
Nel 1977 le fanzine iniziano a parlare del fenomeno Manchester con una punta di orgoglio, dipingendo questo movimento sociale come l’unico in grado di contrastare lo strapotere della capitale Londra, che sia a livello artistico sia a livello economico détta legge.
Ma per emergere è necessario proporre qualcosa di diverso: Ian Curtis questo lo capisce bene. Dentro di sé non sente la stessa rabbia dei punk londinesi, lui ha un lavoro in un ufficio pubblico, lo Stato gli dà da mangiare.
Nonostante i trascorsi di gioventù è un ragazzo posato, ha sempre avuto una passione per la letteratura e per la poesia, si veste in modo elegante. E allora decide di esprimere l’unica cosa che l’estetica non può esprimere: i suoi sentimenti. E in questo modo traccia una linea guida per il post punk e la new wave degli anni a venire.
Se paragonassimo la musica inglese ad una caduta in bicicletta, il punk londinese sarebbe l’incazzatura verso il sasso che ti ha fatto cadere, i Joy Division sarebbero invece il pianto di dolore per le ferite procurate.

Dopo un EP senza infamia e senza lode, vengono assoldati dalla neonata Factory Records. Martin Hannett, collaboratore dell’etichetta, viene incaricato di produrre il debut album di questi giovanissimi. E tira fuori dal cilindro un suono mai sentito prima.
Hannett è un tipo bizzarro, utilizza tecniche sperimentali come registrare la voce attraverso un telefono, oppure registrare le parti di batteria soltanto con un pezzo alla volta, costringendo il batterista a ore di registrazioni. Si narra che costrinse sempre lui, l’incolpevole batterista, a smontare la batteria fino alle viti e a rimontarla, solo perché sentiva una vibrazione che non gli piaceva. A questo si aggiunge un uso spregiudicato del panning e del delay: il rullante è spesso dappertutto fuorché al centro.
Insomma, di certo non un produttore convenzionale.
Ma alla fine la storia gli ha dato ragione.

Il suono di Manchester, cupo e profondo, plasmato da questo visionario, ha influenzato tutti gli artisti venuti dopo, inglesi e non: gli interi fenomeni della New Wave e del Post-Punk affondano le loro radici in Unknown Pleasures.
I primi eredi saranno gli stessi Joy Division senza Curtis, riformati sotto il nome di New Order, ma forse l’esempio più calzante è Pornography dei The Cure, del 1982, praticamente un’eredità dei Joy Division. Doveroso inoltre citare i primi U2 (di cui Hannett produsse il primo singolo 11 O’Clock Tick Tock) e i Radiohead, che hanno spesso citato i Joy Division tra le loro maggiori influenze.

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