Con la sempre maggiore diffusione degli home studios e degli aspiranti producers, la discussione sui livelli di registrazione si è ampliata enormemente. Sull’argomento ci sono pareri discordanti e parecchia disinformazione. Andiamo a scoprire più in dettaglio di cosa si tratta.

Nell’era della registrazione analogica (su nastro, per intenderci), era piuttosto difficile individuare il livello giusto per registrare un segnale. Il guadagno andava regolato tenendo conto del fatto che nel percorso del segnale andava ad introdursi del rumore, dovuto alle apparecchiature analogiche. Per ottenere un livello ottimale, era necessario minimizzare il rapporto tra segnale e rumore.
Gli ingegneri di quell’epoca dovevano fare i conti con il VU Meter, unico dispositivo di misurazione disponibile.

Il VU Meter è uno strumento un po’ particolare perché non indica il valore di picco del segnale, bensì il suo valore medio. Inoltre il suo tempo di attacco, essendo un meter fisico, è di circa 300 millisecondi. Un meter più veloce sarebbe illeggibile perché si muoverebbe come un sismografo.
Lo 0 del VU Meter non è un valore limite, essendo un valore medio. I picchi del segnale possono eccedere lo 0 anche di molto. Nei sistemi analogici, più si eccede lo 0 più il circuito di amplificazione va a colorare il segnale, introducendo mano a mano la saturazione.

Nel dominio digitale questa caratteristica è scomparsa, perché fino al raggiungimento del limite il sistema è lineare; nessuna saturazione viene introdotta. Anche il problema del rumore viene superato. Infatti, un sistema digitale a 24bit ha un rumore così limitato che la qualità del segnale resta invariata.

Nei software che utilizziamo per produrre musica, come Logic Pro X, Pro Tools, non si utilizza la stessa scala dei VU Meter. Si utilizza invece la Full Scale, in cui il limite è lo 0 e tutti i valori sono negativi. 
Tanto per capirci, a 0dbVU – foto sotto – corrispondono -18dBFS.

Nel dominio digitale, si è diffusa l’abitudine di registrare un segnale più vicino possibile allo 0dBFS; questo in realtà è completamente inutile perché ci fa perdere tutto il margine tra i picchi del segnale e il limite fisico del sistema. Il termine tecnico per indicare questo margine è headroom. Nel dominio digitale lasciare headroom è fondamentale per due motivi:

  • Essere sicuri che il mix non superi il livello limite degli 0dBFS. C’è sempre tempo per alzare il volume.
  • Lasciare spazio al mastering engineer per fare il suo lavoro.

Un buon livello operativo per registrare è -18dBFS medio e -10dBFS di picco. Ovviamente in alcune sorgenti meno continue, come la cassa della batteria, è difficile (anche se non impossibile) individuare il valore perfetto.

Il VU Meter ha comunque una grande utilità anche nella registrazione in digitale. Quando verifichiamo il livello di ingresso di un segnale possiamo utilizzare un VU Meter per controllare il livello medio e il meter della DAW per controllare il valore di picco.
È di fondamentale importanza controllare che il nostro VU Meter digitale sia tarato esattamente sullo standard del -18dBFS. Per controllare che lo sia, basta fare un test semplicissimo; qui è fatto con Logic ma qualsiasi altro software va bene.

1.Su una traccia audio aprite un oscillatore con un controllo di volume, e impostate il volume di uscita a -18dB, il così detto Test Oscillator

2. Aprite in Insert un plugin VU Meter (io sto usando un mvMeter della TB ProAudio, ma uno qualsiasi va bene) e controllate che il volume indicato dal meter sia 0 (valori da -0.3 a +0.3 sono accettabili). Se così non fosse, all’interno del plugin dovreste trovare un controllo per regolare il reference level.

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