Scozia breve in libertà.

Seconda puntata del reportage di Alessandro Morandini, Luisa Fazzini e Agostino Falconetti.
La prima puntata la trovi qui: Orcadi 1

Agostino. Si può ancora in un mondo ormai interamente mappato, controllato dai satelliti e dalla rete, viaggiare ancora col fascino dell’imprevisto? La prima mano ci viene data dal navigatore in dotazione alle nostre auto. Giusto il tempo per capire come si dice rotonda e afferriamo che di autostrade non ne vuole proprio sapere. E così, partiti da Edimburgo raggiungiamo la Contea di Stirling la porta delle Highlands, attraversando la campagna con le sue stradine e le pecore a guardarci.
Stirling ci esibisce da lontano il suo castello medievale e la torre di William Wallace, l’eroe nazionale scozzese che Alessandro ci racconterà per filo e per segno, “con la sua magnifica spada d’acciaio a due mani con la quale combatté vittoriosamente gli inglesi”. Dall’alto della torre ci farà poi ammirare i campi di battaglia con tanto di descrizioni tattiche. Con l’immaginazione rivedo il condottiero immortalato da Mel Gibson in Braveheart. Anche il cinema ti permette di illuminare i tuoi pensieri e farti viaggiare mentalmente. Poi un giorno hai la fortuna di confrontare l’immagine che hai nella tua testa con lo specchio della realtà per capire ciò che vedi. Ci sono i colori, i profumi, le stagioni, il clima, le persone. Ma non li puoi apprezzare allo stesso modo se prima non hai viaggiato con la testa.

Luisa. Noi visitiamo i luoghi del passato come se fossero tutti stati abitati da esseri umani già morti, cristallizzati in un ruolo assegnato dalla storia. Di loro dunque non resta niente. E invece ponetevi al centro della navata della chiesa di Holy Rude, di fronte all’altare, infischiatevene di essere nel 2018 in scarpe da trekking e maglietta tecnica e giratevi. Giratevi con la bellezza più regale che sapete esprimere, lo sguardo fiero e sorridete altere ai nobili inchinati in omaggio di fronte a voi, alla nuova regina di Scozia: Maria Stuarda. Metro più metro meno quei fatti accaddero lì, sotto le volte ancora autentiche che hanno visto trascorrere da allora cinque secoli. E poi siete arrivate voi, nello stesso luogo. Con la polvere del viaggio e lo zaino. Ma con la fantasia e il cuore dei grandi romanzi cavallereschi. Per me la capacità di viaggiare è anche nella magia del tempo. Seguirò in questo viaggio Maria nella rocambolesca fuga notturna dal castello di Lochleven, con il nobile di lei innamorato, sentirò i primi vagiti di suo figlio Giacomo I in una piccola camera dalle parenti di legno nel castello di Edimburgo a strapiombo sulla città e poi tornerò una seconda volta a Holy Rude a posare il piede sopra la lapide del luogo esatto dell’incoronazione del primo re dei due regni rivali uniti. Abbiamo visitato tutti questi luoghi. E abbiamo visto la storia con gli occhi di una sovrana scozzese, in una prospettiva diversa dai libri di storia. Io credo nelle atmosfere, nelle emozioni, nei flussi. Io credo che sentire sia il più affascinante modo di vedere. Spesso non so dirvi al ritorno esattamente dove sono stata, ma sicuramente sempre come mi sono sentita.

Alessandro. Ci siamo sentiti, nelle Highlands, esseri microscopici di fronte all’enormità di quegli spazi; il vento del Mare del Nord ci ha attraversati; le scogliere ci hanno tolto il fiato, sospesi sul vuoto; le tombe antiche ci hanno ospitati al loro interno (un ritorno dentro madre terra, e poi una rinascita); i monoliti allineati con le stelle ci hanno fatti sentire uniti dentro un cerchio magico; i castelli sui fiordi o sugli isolotti, le antiche cattedrali, ci hanno portati in altri tempi. E la Natura, sempre intorno a noi, così potente, così avvolgente, così immensa! E il ritorno scioccante alla città (alla nostra civiltà): da ciò che è sconfinato, ai quattro muri che ci circondano; in molti ci siamo sentiti soffocare. Terapeutica riscoperta della libertà. Ho un’immagine, tra le tante, che mi resterà dentro: quando, dalle scogliere sull’isola di Birsay (da raggiungersi solo con la bassa marea – un gioco nel viaggio) una foca ci guardava, circondata di gabbiani, galleggiando tra le onde spumose di un mare agitato. Quando un cavallone l’ha alzata oltre il pelo dell’acqua, in trasparenza si è visto il suo corpicino: e a molti di noi sono venute le lacrime agli occhi, perché quella semplice nota, che faceva parte di un’armonia di altri elementi, ci ha chiamati dentro all’opera della Natura. Quella foca ci ha commossi perché ci siamo sentiti come lei; la nostra vita come la sua, nelle ondate della vita, forte di sopravvivere in quella bellezza selvaggia e vera. Ondate che la nostra cultura, invece, spesso anestetizza, lasciandoci vivere in una percezione del mondo fittizia.

Agostino. È quasi sera quando arriviamo ad Oban dopo aver attraversato il Loch Lomond National Park. Abbiamo trovato una camerata intera per noi in un ostello frequentato da bikers baffuti e tatuati. Il navigatore ci porta a inerpicarci sulle stradine che dal porto salgono verso l’interno, per poi riportarci ancora a due passi dal molo dove c’è il nostro ostello. Il sole è ormai sceso dietro alle isole. Le altre due auto sono arrivate in anticipo tanto che Alessandro ha portato parte del gruppo sulla spiaggia di Ganavan a raccontare storie di antichi riti celtici. Oban è considerata la capitale scozzese dei molluschi ed è nota per gli invitanti chioschi di fish and chips. Ma noi approfittiamo della cucina dell’ostello per la prima spaghettata di gruppo. Anche perché i locali chiudono piuttosto presto, in linea con gli orari dei pasti scozzesi, questo lo capiremo presto. Mentre le taverne del porto regalano ancora qualche ora per l’ultima birra. Sui banconi di legno, col vento che fuori soffia forte sul mare e il cielo che dona ancora un po’ di luce si incontrano personaggi locali che vogliono parlare di calcio. Non si sa se strani o se sbronzi: il linguaggio universale della palla rotonda ci unisce in prolungati brindisi tra Celtic Glasgow ed Hellas Verona. Ogni luogo dà un significato alle proprie esistenze.

Alessandro. Ci sarebbe stato un tramonto sul mare da non perdere per niente al mondo. Agostino e Luisa erano tornati a Edimburgo ad aspettare gli ultimi arrivi in aeroporto. Con le nostre due auto noi avevamo viaggiato in direzione opposta, da Stirling a Oban in vecchio stile: niente navigatore (aborrito!) ma carta topografica, e scelta delle strade più interessanti. Felici del percorso, panoramico, efficace e fuorimano, avevamo attraversato comodamente il National Park Loch Lomond & Trossachs. E sistemati infine in ostello armi e bagagli, ci siamo guardati: mancava un’ora scarsa al tramonto sul mare.
Che fare? Abbiamo deciso all’unisono: Ganavan Sands, poco a Nord di Oban. Il primo impatto con scogliere di roccia e spiagge di sabbia.
In venti minuti d’auto abbiamo raggiunto un luogo magico. Qualcuno aveva sistemato una tenda per passare la notte sotto le scogliere, tra i cespugli fioriti e gli scogli. E mentre il sole scendeva sulla linea blu tra cielo e mare, ci siamo accorti che, nel prato sopra la spiaggia, in posizione appartata, erano state disposte con grande cura tra l’erba tantissime pietruzze (ad uno sguardo attento, già da molto tempo). In più punti formavano labirinti che riprendevano modelli tanto dai pavimenti di cattedrali medievali quanto dai siti preistorici più noti.
Evidentemente venivano regolarmente utilizzati in quella meravigliosa location dal sapore profondamente celtico. Non abbiamo resistito al richiamo iniziatico di quel sidh: abbiamo percorso mano nella mano, in fila indiana, quei labirinti tracciati sull’erba, in un percorso inconscio verso l’interno, fino al centro della figura e di noi stessi, e poi all’esterno, per ritornare al presente.
Ancora non so perché mi sia venuto in mente di proporre una cosa simile: è stata un’intuizione improvvisa, spontanea e naturale per tutti, che ci ha uniti saldamente con un legame speciale. A ripensarci oggi, è come se una Scozia più intima e riposta si fosse aperta a noi.
Terminato il rito, il signore anziano che stava nella tenda, in posizione di meditazione e con una specie di breviario davanti a sé, ci guardava compiaciuto. Il tramonto era meraviglioso. Strana esperienza, felice inizio.

Agostino. È mattina e già il nostro navigatore non riconosce Glencoe. Ce ne accorgiamo quando siamo già su un affascinante fiordo che non avremmo mai raggiunto. Stiamo risalendo le Highland tra valli e foreste che fanno da cornice ad un paesaggio incredibilmente affascinante. Scenari che hanno fatto da location a film come Harry Potter e Braveheart. Ci incuriosisce il Glencoe Lochan. Questo lago venne appositamente costruito artificialmente come regalo per le nozze da Donald Alexander Smith alla moglie per ricordarle il Canada, per il quale provava una forte nostalgia. Facciamo il Lochan trail tra boschi di conifere, grandi felci e le acque chiare del lago. Il tempo ci regalata una giornata limpida e le foglie illuminate dal sole creano effetti di luce irripetibili. A mano a mano che risaliamo le Highlands incontriamo laghi di un blu profondo come la notte. Alzando lo sguardo scorgiamo la montagna più alta del Regno Unito: il Ben Nevis. Alessandro sorride gasato davanti ai 1345 metri di questa montagna che non possono lasciarti indifferente. Ci fermiamo a consumare il nostro pranzo al sacco sotto un grande monumento dedicato ai soldati britannici che hanno combattuto in tutto il mondo. La vista spazia all’infinito, fino a Loch Ness, lago del mostro e di tutte quelle storie infarcite di draghi che dal Medioevo ad oggi creano magia e mistero in queste terre.

Luisa. Sono convinta che il viaggio debba essere epidermico, solo la pelle separa il dentro dal fuori, e quando il fuori entra dentro tu lo torni a osservare con sguardo di nuovo incanto. Ci sono altre foto per me speciali. Quelle che ho fatto dall’interno dell’auto nella traversata delle terre del nord della Scozia verso Inverness. Le forme delle montagne appena affioranti sulla pianura, i laghi blu incastonati nel verde, le pecore vaganti, la strada che si snodava quasi solo per noi. Non ci siamo spostati, ma abbiamo attraversato un luogo, ci siamo passati proprio attraverso, lo abbiamo respirato, ritagliato con gli occhi, conquistato nell’anima come la strada, oggetto quel giorno per eccellenza di tutta la nostra attenzione.

To be continued…

Pubblicato da ALOUD

CSM College e CIM Centro Centro Italiano Musica, due tra le più antiche associazioni culturali di Verona, dopo sei anni di fertile e fattiva gestione comune hanno deciso di compiere il grande salto e di riunirsi sotto un nuovo nome: ALOUD

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