La TB 303 Bass Line è stato uno dei progetti sviluppati da Tadao Kikumoto, ingegnere capo dell’azienda giapponese Roland e famoso anche per aver contribuito allo sviluppo delle drum machine 808 e 909, con l’obiettivo di creare uno strumento in grado di riprodurre il suono del basso elettrico il più fedelmente possibile.

Nel 1982 Roland rilasciò il primo modello di 303. Il target di riferimento erano tutti quei musicisti che, per esercitarsi o per esibirsi dal vivo, avevano bisogno del supporto di un bassista ma che, nel contempo, non potevano permettersi una persona che suonasse per loro.

La 303 dava infatti la possibilità di creare un pattern ripetibile in loop: questa caratteristica era pensata soprattuto per il nascente fenomeno delle “one man band”.

I controlli di questo sintetizzatore prevedevano un knob per il tuning che dava la possibilità di scegliere tra 4 ottave differenti, una manopola per il volume, un controllo della tonalità chiamato cutoff, oltre ai classici parametri che si possono trovare sui più comuni sintetizzatori come la modulazione dell’inviluppo, decay e accento e slide. Quest’ultimo, come vedremo in seguito, diventerà uno dei controlli chiave di questo synth.

La TB 303 dà inoltre la possibilità di scegliere tra due forme d’onda differenti: a dente di sega e quadrata. Per scegliere le note da far suonare al sequencer di questo strumento era necessario suonare la piccola tastiera presente su di esso.

Purtroppo il primo lancio della creazione di Tadao Kikumoto non andò bene come sperato: il suono prodotto, infatti, non era neanche lontanamente comparabile a quello di un vero basso elettrico.

Le vendite furono talmente basse che, dopo appena due anni dal lancio, Roland smise di produrla. Quello che può sembrare un totale fallimento fu, in realtà, il punto di svolta di questo prodotto: una volta persa la sua iniziale popolarità, era facile trovarlo nei negozi di musica come strumento di seconda mano. Molti artisti attirati, forse, dal prezzo basso, iniziarono a utilizzare la 303 non più nella maniera classica, utilizzando quindi l’ottava più grave cercando di ricreare un suono di basso, ma iniziarono a fare degli esperimenti e a utilizzarla come un vero proprio strumento, uno dei primi esempi fu il brano Jam On It dei Newcleous

Con la crescita nella metà degli anni 80 del genere breakdance e la sempre maggiore diffusione della musica elettronica, il suono della 303 si fece strada in tutti i generi musicali suonati nei club dell’epoca.

Uno DJ di Chicago iniziò ad utilizzare la TB 303 in un modo che nessuno aveva mai fatto modificando tutti i parametri durante un esibizione dal vivo. Il risultato era un continuo passaggio da un normale suono di basso ad un suono molto più acido vicino a quello che, poi, diventerà il suono caratteristico e che tutti conosciamo della 303. Il DJ in questione si chiamava Phuture.

Il disco “Acid Tracks” rappresenta ancora oggi una delle pietre miliari del genere “Acid House”

Non ci volle molto perché il genere Acid House varcasse l’oceano andando a influenzare la scena underground inglese.

Il brano “Flow Coma” degli “808 State” del 1988 rappresenta uno degli esempi più originali nell’utilizzo della 303.

Come succede sempre nel mondo della musica, questa nuova sonorità non ci mise molto a passare dal mondo underground al pop. Il gruppo KLF raggiunse la top 5 nella classifica pop inglese nel 1991 con il brano What time is love?.

In men che non si dica il suono unico dell’invenzione di Tadao Kikumoto divenne un vero e proprio simbolo utilizzato in vari generi musicali, daiquelli più sperimentali fino al pop.

Roland, vedendo crescere l’utilizzo della 303 ormai fuori produzione, decide di rilasciarne una nuova versione aggiornata nel 1996: la MC-303 groove box.

Roland MC 303 Groovebox, l'evoluzione degli anni '90 dell'originale 303.

La MC-303 divenne molto popolare tra i bedroom producer che si accontentavano di suonare dei campioni invece che lavorare sulla sintesi sonora. La MC-303, infatti, era solo una groove box e non un sintetizzatore: i produttori continuavano a preferire la versione originale rilasciata nel 1982; nulla poteva eguagliare il suono di quel piccolo synth analogico.

Già a partire dagli anni ’90 una dei grani problemi che affliggeva la TB 303 originale era il costo: il fatto che fosse uscita velocemente di produzione aveva reso questo strumento molto raro e, di conseguenza, anche i prezzi sul mercato dell’usato erano fuori dalla portata per molti produttori. Questo decretò il parziale successo della nuova MC-303: era la versione economica che tutti potevano permettersi.

La popolarità di questo strumento schizzò alle stelle quando i Prodigy nel 1997 rilasciarono un album che prevedeva l’utilizzo della 303 in ogni brano: stiamo parlando di The fat of the land, che raggiunse la prima posizione sia nella classifica inglese che in quella americana nel giro di pochi giorni.

Dopo il rilascio della versione MC-303 questo strumento non è più stato rivisitato per molti anni. Il ritorno negli ultimi anni dei sintetizzatori analogici ha portato Roland nel 2014 a presentare una nuova versione della TB-303: la TB-3 Aira.

Roland TB-3 Aira

Questa nuova riproduzione presenta, ovviamente, tutti i parametri presente sul modello originale ma, come è facile notare anche dall’immagine qui sopra, ci sono ovviamente degli upgrade: la possibilità di scegliere nuovi suoni, uscendo da ciò che erano i classici suoni acidi della 303 e il display con il quale si selezionano le note che è diventato touch screen. Un’altra importante novità, forse quella più interessante, sta nelle connessioni: tutti i prodotti della gamma Aira di Roland, infatti, presentano una porta USB attraverso cui è possibile inviare e ricevere segnali MIDI per sincronizzare più macchine tra loro oppure con una DAW.

Dopo la serie Aira del 2016 Roland produce un ulteriore replica della 303 questa volta cercando in tutto e per tutto la riproduzione del modello originale: la TB-03 Boutique.

Roland TB-03 Boutique

La TB-03 è a tutti gli effetti una replica dello strumento originale ma presenta, ugualmente, degli aggiornamenti come il display Led che rende molto più facile la programmazione della macchina, gli effetti (sono disponibili un overdrive un delay e un reverbero, tutti con ovviamente controlli dedicati) e una connessione usb di tipo Micro (la stessa che utilizzano molti smartphone) che permette alla macchina, se connessa a computer, di essere utilizzata come interfaccia audio.

A livello sonoro, Roland garantisce la piena fedeltà rispetto all’originale grazie alla tecnologia ACB Analog Circuit Behaviour.

Ripercorrendo la storia e il successo della 303 è chiaro che quello che oggi è considerato un simbolo per molti generi musicali è il frutto di alcune fortunate coincidenze che nemmeno Tadao Kikumoto sarebbe stato in grado di prevedere. La Roland 303 è stata in grado di reinventarsi negli anni: cosa possiamo aspettarci dal futuro?

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